La versione Musica & Teatro, per la regia di Antonino Miele
martedì 9 settembre 2014

Rivisitato l'impianto scenico, magistralmente calibrato dal regista sul materiale umano a disposizione. Un gruppo affiatato, composto da ragazzi animati da buona volontà, che sotto una competente direzione, hanno saputo intrecciare le eterogenee capacità artistiche producendo, nell'insieme, un testo unico dal discreto valore semiotico.
È il fascino del musical, capace di integrare forme espressive diverse, attivando processi di significazione che, nel caso specifico de Il giovane padre Pio, hanno stimolato nel pubblico un'inconsapevole predisposizione a negoziare il messaggio ricevuto, raggiungendo l'auspicato obiettivo educativo.
Vincente la scelta di ridurre la scenografia, affidandosi ad un utilizzo disinvolto delle pedane e garantendo, così, una prospettiva su più livelli che non poteva che stimolare la percezione emotiva.
Emozioni amplificate anche dalla partecipazione della Compagnia Balletto di Benevento, dall'incontestabile valore assiomatico, che ha parlato al pubblico con una semplice ma efficace coreografia, a firma di Carmen Castiello. Ricca di movimenti e quindi coreograficamente impeccabile, forse dall'ermeneutica riduttiva in qualche scena più significativa.
Vero punto di forza il linguaggio musicale. Qui il merito va ad Antonio Coppolaro, autore delle canzoni e a Roberto Fallarino che ha curato gli arrangiamenti. Nello specifico di questa edizione, la qualità delle voci si è potuta evidenziare grazie al contributo di Marco Colella, vocal coach, che ha curato questo aspetto, confermando, nel complesso, una evidente supremazia delle capacità canore su quelle attoriali.
Evidente, e quindi anche apprezzabile, il tentativo di migliorare, rispetto alla prima edizione, la regia luci, sicuramente resa più armoniosa, ma possibile ancora di perfezionamento lì dove è apparsa distratta e, in alcuni momenti, inappropriata.
Concludiamo con un breve commento sul piano del contenuto. Da questa nuova rappresentazione emerge un messaggio nel complesso sempre ricco e attuale da un punto di vista educativo, forse involontariamente svuotato del significato teologico in alcuni passaggi.
L'umanità di un giovane frate chiamato alla santità emerge piacevolmente dalla refigurazione teatrale e si pone come testimonianza concreta per l'interlocutore. Un padre Pio a portata di mano e vicino alla gente, in un contesto sociale che negli anni è giunto fino a noi ripiegandosi su se stesso, ambiente vitale di un'umanità che pur avendo paura della morte e non spiegandosi il male, ha difficoltà a fare del bene. Per fortuna che c'è Dio … e il giovane padre Pio.
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